Gazzetta di Parma

E adesso il titolo Unesco di Patrimonio dell’umanità

Simone Verde | Direttore del Complesso monumentale della Pilotta • II Complesso monumentale della Pilotta non può che essere entusiasta della nomina di Parma a capitale della cultura 2020. Si tratta di un riconoscimento pienamente meritato da un dossier di candidatura di altissima qualità, giustamente valutato dal nostro Ministero. È anche la prova che, quando si lavora in squadra, si finisce per vincere. La Pilotta opererà su più fronti. Innanzitutto, onorando gli impegni già assunti con la redazione del programma, vale a dire una mostra sulla Storia globale dell’arte italiana capace di tessere i fili tra il nostro paese e il resto del mondo, a proposito dell’aggiornamento critico delle scienze sociali nel campo della storia dell’arte. Alla proposta di riflettere attorno ai “Tempi” della contemporaneità, abbiamo lavorato su un’iniziativa che portasse in Italia quegli orientamenti scientifici che da un ventennio stanno riscrivendo la storiografia grazie alle conoscenze maturate nella globalizzazione. Orientamenti cui è dedicato il Louvre Abu Dhabi da cui provengo e che ha inaugurato qualche settimana fa.

Gli immensi movimenti recenti di uomini, idee, merci hanno portato numerosi storici a vedere le culture umane non più come delle entità giustapposte sulla base di identità alternative, ma come degli insiemi osmotici in continua relazione e adeguazione reciproca. I paradigmi culturali su base nazionale costruiti nell’Ottocento sono stati incrinati da nuovi indirizzi di ricerca. Questi, poi, hanno avuto un impatto decisivo sulla storia dell’arte che è stata riletta come il prodotto di continui scambi e non di confronti autistici tra scuole diverse.

Altro tema su cui la Pilotta è estremamente sensibile, è la ripatrimonializzazione del centro storico. Sappiamo quanto i flussi turistici possano essere, non solo una fonte di reddito, ma se non governati, un fenomeno distruttivo. Centinaia di migliaia di persone attratte da un’offerta non mirata possono causare stravolgimenti di quegli equilibri sociali delicatissimi che costituiscono il presupposto della tutela e della conservazione. Nessuna città è immune e la nostra, con il suo patrimonio storico-artistico di incomparabile ricchezza, deve farsi trovare pronta, proponendosi come città museo in grado di schivare dinamiche indesiderate.

La Pilotta è una centralità indubbia in una rete urbana che, quanto la Urbino di Baldassar Castiglione, si presenta come «una città in forma di palazzo». Il Complesso metterà tutte le sue competenze a disposizione dell’amministrazione comunale per lavorare a un progetto di tessitura del centro storico in base alle numerose stratificazioni culturali che lo caratterizzano, dalla creazione di percorsi storico-tematici per i visitatori, a quella spinosissima della colorazione delle facciate, o alla promozione di artisti meno noti al grande pubblico che meritano invece una più ampia valutazione critica. Sulla promozione del genio parmigiano siamo già notevolmente impegnati con il lavoro di riallestimento che, assieme ai prossimi festeggiamenti dei 400 anni del Teatro Farnese, ci porterà – tempo qualche settimana – a inaugurare due nuove sezioni costate grandissimo lavoro da parte di tutto lo staff, una sui Farnese, un’altra sulla pagina impressionante delle arti decorative nella corte ducale. Concludo con una proposta. Parma ha appena ottenuto la nomina dei Capitale della cultura, e il suo patrimonio può aspirare ad altri riconoscimenti. In particolare, per l’unità, la coerenza e la ricchezza storico artistica che la caratterizza avrebbe tutte le carte più che in regola per riprovare (lo fece nel 2006) a entrare nella classifica Unesco del Patrimonio dell’Umanità. • Gazzetta di Parma | 18 febbraio 2018