Architettura

Concepito per realizzarvi l’opera-torneo, in cui il melodramma si fonde con il gioco d’armi mimando l’evento bellico, un genere sontuoso che solo le casate principesche si potevano permettere, il Farnese è uno dei teatri barocchi più grandi d’Europa.

Della architettura originaria del Teatro oggi si può ancora ammirare l’antica struttura ispirata ai modelli dei teatri greci e romani, a Vitruvio e a Serlio, ma anche alla ricostruzione del teatro romano fatta dal Vignola nel cortile del Palazzo Farnese a Piacenza, al teatro Olimpico di Vicenza del Palladio (1580), a quello dello Scamozzi di Sabbioneta (1589-90), al teatro del Buontalenti nel Palazzo vasariano degli Uffizi a Firenze.  Nella progettazione l’Aleotti può aver guardato, inoltre, al Teatro delle Saline a Piacenza, costruito nel 1592, che rappresenta una delle prime sistemazioni fisse delle compagnie ambulanti che dalla metà del’500 tendono ad abbandonare le piazze per insediarsi in un ambiente chiuso. Questo teatro aveva la disposizione dei posti ad “U” che si ritrova anche nel Farnese di Parma, la cui struttura esprime le ultime acquisizioni tecnico-spettacolari maturate a Ferrara e in Emilia durante la seconda metà del Cinquecento.

Attraverso un portale d’ingresso incorniciato da due coppie di colonne sormontate da una corona ducale, si accede nella cavea, che poteva essere riservata al pubblico o diventare arena di spettacolo. Una ripida gradinata a ferro di cavallo sormontata da una doppia loggia ad archi, circonda la vasta platea costituita da quattrodici gradoni che potevano ospitare oltre tremila spettatori. Alla sommità della cavea sono due ordini di logge a serliana, solo in parte praticabili, di impronta palladiana. La pianta allungata a forma di “U” era funzionale alla capienza della sala, alla migliore visuale agli estremi e all’acustica. Al centro della cavea, sopra il corridoio che unisce l’ingresso alla platea, delimitato da una balconata, era originariamente allestito un palco d’onore per i duchi, che anticipava la più tarda adozione del cosiddetto “palco reale” in tutti i teatri d’Europa.

Il proscenio monumentale di tipo classico, con nicchie originariamente decorate da statue in stucco, separa il palco dalla cavea. La notevole profondità del palcoscenico, lungo 40 metri, con un’apertura di 12 metri, con quinte piatte e tre ordini di telari scorrevoli su binari, gallerie superiori per il movimento e sottopalco attrezzato, permise di realizzare le prime scene mobili della cultura teatrale. Lo spazio intorno al palcoscenico e sotto il piano di scena nascondeva al pubblico le complesse macchine necessarie alla “maraviglia” del teatro barocco, appositamente inventate da Aleotti per il Teatro Farnese.

In alto, sopra lo stemma ducale farnesiano, sta una scritta dedicata alle Muse come protettrici delle arti:

BELLONAE AC MVSICAE THEATRVM RAINVTIVS FARNESIVS PARMAE ET PLACENTIAE DVX IV CASTRI AVGVSTA MAGNIFICENTIA APERVIT ANNO MDCVIII

[Ranuccio Farnese duca di Parma e Piacenza, quarto duca di Castro, con augusta magnificenza inaugurò nell’anno 1618 il teatro di Bellona e della musica]

In realtà come sappiamo, fu solo dieci anni dopo, nel 1628 che il Teatro fu ufficialmente inaugurato al pubblico.

La decorazione

L’aspetto odierno del Teatro Farnese non rende l’idea della fastosità del decoro antico. Architettura, scultura e scenografia concorrevano a formare una sorta di spettacolo totale, in uno spazio tutto artificiale: all’interno delle nicchie sull’arco scenico e sulle balaustre trovavano posto una moltitudine di statue raffiguranti divinità mitologiche. Le statue di gesso con anima di ferro e paglia erano state modellate da maestranze sotto la guida di Luca Reti.

Le strutture, oggi in legno grezzo, erano tutte dipinte a finto marmo bianco e porfido rosso, con i rilievi architettonici, capitelli e cornicioni dorati.

Sul cornicione, ai lati dell’iscrizione un programma allegorico contrapponeva la pace alla guerra: erano dipinte a sinistra Bellona, appoggiata ad un mucchio di armi e seguita da scene di battaglie, a destra Cerere con un ramo d’ulivo in mano ed al fianco scene di caccia e pesca che alludono ai meriti di un governo di pace. Sui pilastri grottesche culminanti alla sommità con figure recanti tra le mani cornucopie. La decorazione del proscenio è in parte tuttora visibile nella parete di controfacciata del teatro, che aveva quasi funzione di specchio. Il fondale, raffigurante gli edifici classici previsti da Vitruvio per la scena tragica, simula l’apertura su una città ideale.

Non è casuale la posizione delle due statue equestri di Alessandro ed Ottavio Farnese,  ancora oggi  collocati entro i due archi trionfali che collegano le gradinate alla cavea, rispettivamente dalla parte di Bellona e di Cerere. Alessandro, padre di Ranuccio, eroe delle Fiandre, era accompagnato dalla Vittoria e dallo Stratagemma militare. Ottavio, nonno di Ranuccio era affiancato dalle figure allegoriche della Liberalità e dall’Intrepidezza.

Il soffitto fu realizzato in assi di legno e la decorazione a fresco fu realizzata da Lionello Spada, ideatore della composizione pittorica e direttore dei lavori, e il Malosso con squadre di bolognesi, cremonesi e piacentini.

Tranne due frammenti tutto il soffitto è andato perduto: già in cattivo stato di conservazione all’inizio del XIX secolo, venne demolito nel 1867. La decorazione del soffitto aveva la funzione di ampliare in altezza il teatro poiché vi erano dipinte in prospettiva due logge dalle quali si affacciavano una moltitudine di spettatori, mentre di fronte al palco dei principi erano raffigurati cantori e musici. La platea era quindi  illusionisticamente aperta verso il cielo, in cui diverse divinità facevano da corona a Giove che, cavalcando l’aquila, si dimostrava favorevole alle azioni teatrali.

Triglifi e stemmi di famiglie principesche congiunte a quella dei Farnese, medaglioni con ritratti in rilievo di dodici re, altrettanti imperatori e dieci consoli, festoni di frutta che si alternano a trofei d’armi che affiancano guerrieri vestiti all’antica completano la decorazione delle logge, trasformando lo spazio del teatro in una piazza monumentale di epoca imperiale e alludono al centro del potere civile e militare della dinastia.

Si può avere un’idea dell’effetto visivo di questa gran macchina teatrale dal modellino realizzato nel 1800 da Fanti e Rousseau, due artigiani di cui non abbiamo notizie dettagliate. Il modello fu realizzato in carta, legno, cartone e cera e i materiali furono dorati e decorati come doveva essere il teatro nella sua integrità.

Un altro piccolo modello di gesso, della fine del secolo XVIII – inizi XIX, ci mostra il palco dei Principi.