Libri a stampa

Libri a stampa

Fondo parmense

Il Fondo Parmense, come detto, costituisce la memoria storica dell’incremento del patrimonio bibliografico, manoscritto e a stampa, nonché documentario e artistico della Biblioteca fin dalla sua istituzione; con questo termine infatti si indicano, quale che sia la segnatura loro attribuita nel tempo, tutte le acquisizioni entrate nell ‘Istituto per libera scelta dei bibliotecari che si sono succeduti nel corso dei secoli.
Il nucleo  originario fu messo insieme da Paolo Maria Paciaudi, suo primo bibliotecario (1761-1774, 1778-1785), il quale un anno prima dell’inaugurazione poteva già contare su 24000 volumi.
Il successore del Paciaudi, Ireneo Affò (1785-1797), storico e letterato, pur con minori risorse economiche, riusciva ad acquisire la liberia del chirurgo Antonio Galli (1786), il Gridario degli Stati parmensi ed altri libri tra cui testimonianze di cose patrie dal capitano Giuseppe Ferrari.
Angelo Pezzana, segretaio dal 1804 e direttore dal 1808 al 1862, storico e filologo attento, incrementava il fondo parmense con una costante politica di acquisti e di scambi, assicurandosi, oltre ai fondi più conosciuti de Rossi, ortalli, le librerie di Antonio Bertioli (1810) e di Filippo Linati (1841), la collezione di Giard (1841), della famiglia Sanvitale (1838 e 1841), di Bartolomeo Gamba, di Francesco Pizzetti e di Ferdinando Cornacchia (1842), di Michele Colombo e del suo discepolo Bonaventura Porta (1843-1844), di Angelo Schenoni (1846).
Di particolare interesse fra tutte le opere acquisite dal Pezzana risultano essere i Fondi Gamba, Colombo, Porta
Nella primavera del 1842, Angelo Pezzana acquistava per 10.500 lire quattromila volumi, fondamentali per lo studio della lingua italiana, appartenuti a Bartolomeo Gamba e dei quali si era servito l’erudito bibliografo per la redazione della sua opera: Serie di testi di lingua. Amico e corrispondente del bibliotecario parmigiano, B. Gamba era dai suoi contemporanei considerato “il principe della bibliografia italiana”.

Michele Colombo (1747-1838), sacerdote, cultore di scienze esatte e naturali, “maestro in fatto di lingua”, fu precettore a Parma presso la famiglia Porta, viaggiò molto dovunque acquistando libri e manoscritti, ed ebbe svariati rapporti con gli eruditi del tempo. La “Colombiana” entrò in Palatina  nel 1843, recando anche i manoscritti raccolti da Michele Colombo, fra i quali il De perspectiva pingendi di Piero della Francesca,  un ricco epistolario e la Libreria Porta, importante per i testi di storia naturale.

Fra le raccolte che, pur nella complessità di incremento del patrimonio, hanno mantenuto una collocazione autonoma e sono da considerare importanti per la tipologia di documenti si segnala la Miscellanea Erudita.

Miscellanea Erudita

Si tratta di una grande raccolta (circa 15.000 pezzi) di opuscoli, componimenti d’occasione, trattati, produzioni accademiche stampate nel Ducato nei secoli XVI-XIX  fondamentale anche per la storia della tipografia parmigiana, attende ancora uno studio e un trattamento catalografico adeguato.

Fondo Spagnolo

La pubblicistica di lingua spagnola e di contenuto ispanico manoscritta e a stampa, presente in biblioteca è notevole. L’importanza della civiltà iberica e l’origine della dinastia ducale dei Borbone-Parma possono considerarsi i motivi più eclatanti di tanta dovizia bibliografica. Di grande rilievo le due collezioni di testi teatrali spagnoli del “Siglo de oro”: La raccolta di opere di Lope de Vega e Comedias de diferentes autores. La prima nei suoi 47 volumi conserva 124 opere manoscritte e 267 a stampa del grande autore spagnolo.
La seconda, che si compone di 87 volumi, ci tramanda 800 testi fra zarzuelas e commedie, di cui 152 ancora da attribuire.  Si tratta di un fondo particolarmente consultato e studiato, proprio perché costituisce ancora un territorio in parte inesplorato. Tutti i volumi a stampa sono stati catalogati in SBN.

Fondo Palatino

Il fondo Palatino rappresenta l’incremento più cospicuo nella storia della Biblioteca dalla sua nascita, e avvenne nel 1865 con l’acquisizione, voluta dal governo italiano, della biblioteca privata dei duchi Borbone-Parma, detta Palatina.

Il fondo è costituito da 1032 manoscritti, molti dei quali miniati, 349 incunaboli, e circa trentamila volumi, raccolti a Lucca grazie soprattutto all’opera del bibliotecario Pietro Pera.

Questi incrementò progressivamente l’inizialmente modesta biblioteca di Maria Luigia di Borbone con collezioni ben più rilevanti, quali la Libreria bertiniana, la Libreria di Lazzaro Papi, e le carte Beccadelli, importanti documenti del periodo del Concilio di Trento.

Il fondo Palatino, messo a disposizione del pubblico a Lucca nel 1837, fu trasferito a Parma dieci anni dopo, in occasione del ritorno a Parma della dinastia; qui il fondo si arricchì della biblioteca privata del duca Ferdinando I, rimasta nel palazzo ducale di Colorno dopo la sua morte.

I volumi coprono un arco temporale che va dalle cinquecentine a edizioni della metà del XIX secolo, con una consistente presenza di edizioni provenienti dalla Spagna, dalla Francia, dal Regno Unito, dalla Germania e dai Paesi Bassi, oltre ovviamente a quelle italiane.

Non mancano inoltre edizioni ungheresi e un raccolta in lingua armena, costituita da due manoscritti e da 154 libri a stampa.

Occorre infine accennare a due ulteriori materie di ricerca e di studio che è possibile individuare in questo fondo: si tratta della grande quantità di incisioni presenti all’interno dei volumi, e dell’ampia tipologia di legature che gli stessi presentano.

È attualmente in corso la catalogazione SBN dei libri antichi (1601-1830) del fondo.

Fondi coventuali

Le soppressioni dei conventi nel parmense sono state eseguite in tempi diversi: nel 1768 vengono soppressi alcuni conventi e corporazioni, fra i principali quelli di San Martino de’ Bocci e di Chiaravalle della Colomba, e l’intero ordine della Compagnia di Gesù.
Mentre per i libri dei primi si hanno tracce rare, per le biblioteche gesuitiche si conoscono inventari e registri che indicano le opere pregevoli individuate da P. M. Paciaudi per essere collocate nella Parmense.
Esse risultano in gran parte disperse fra le altre opere della biblioteca, salvo un cospicuo gruppo di carattere divulgativo strettamente collegato all’attività e alla storia dei gesuiti.
La seconda soppressione, sembra essere avvenuta in due tempi, nel 1805 e nel 1810: la prima non sembra aver avuto rilevanza ai fini della Biblioteca, mentre per quella del 1810 sono stati redatti, da parte degli ufficiali preposti alla soppressione o di loro incaricati, inventari particolari delle biblioteche sui quali il direttore Angelo Pezzana individua i libri da assegnare alla Biblioteca con un semplice “Reservé”; anche questi volumi sono stati collocati fra gli altri dell’istituto, secondo una logica promossa dal Paciaudi e in parte mantenuta dai suoi successori.
Se questo sistema fosse proseguito oggi non avremmo un fondo conventi soppressi.
A seguito dell’Unità d’Italia e dell’aperto contrasto fra il nuovo stato e la Chiesa, nel 1866 avviene l’ultima soppressione.
Tutti i libri delle biblioteche dei conventi vengono consegnati, separatamente alla Palatina e qui ordinati secondo un numero progressivo per ciascun ordine conventuale.
Sono così suddivisi e individuabili:

  • Le opere provenienti dal Convento dell’Annunciata: Conv. Ann. da 1 a 1273 per 3.000 volumi
  • Quelle dei Conventi dei Cappuccini: Conv. Cap. da 1 a 2283 per oltre 4.600 volumi
  • Quelle dei Conventi Riformati: Conv. Rif. da 1 a 1960, per quasi 3.000 volumi
  • Quelle della Biblioteca di San Giovanni Evangelista  Conv. Ben. da 1 a 6103 per oltre 15.000 volumi.

Complessivamente i fondi conventuali conterebbero oltre 25.000 volumi se, come in precedenti occasioni i bibliotecari non avessero ritenuto opportuno estrarre numerose opere  per arricchire i fondi costitutivi della Biblioteca, estrapolando anche manoscritti e incunaboli.  A seguito del bombardamento subito nel 1945 queste collezioni sono finite in disordine cui si è rimediato negli ultimi decenni restituendo ai rispettivi fondi migliaia di opere e volumi e iniziando una accurata opera di restauro dei libri.

Fondi moderni

Libreria Tarchioni

Nel 1928 Prudenza Tarchioni donava alla Palatina la Libreria del fratello Mansueto (1843-1913), studioso del cattolicesimo di cui era un esponente integralista, autore di un volume di poesie e di diversi saggi di filosofia, storia e di critica letteraria
Composta di 11.500 opere per un totale di 18.000 volumi circa e da un migliaio di opuscoli, le materie più rappresentate risultano essere le lingue e le letterature classiche e moderne, le scienze filosofiche e storiche, la religione.
La Libreria fu danneggiata dai bombardamenti, che nel maggio 1944 colpirono la Biblioteca Palatina. Tutti i volumi a stampa sono stati catalogati in SBN .

Biblioteca Ferrarini

Giovanni Masi nel 1950, acquisendo alla Biblioteca per lascito i libri di Mario Ferrarini (1874-1950), musicologo e studioso di letteratura drammatica, scriveva che con questa raccolta la Palatina era messa in grado di soddisfare come pochi altri le esigenze degli studiosi di letteratura drammatica dei secoli XIX-XX. La Biblioteca Teatrale Ferrarini consta di 3650 tra volumi e opuscoli, esclusi per testamento dal prestito domiciliare. Tutti i volumi a stampa sono stati catalogati in SBN .

Fondo di cantari moderni

Consiste in una serie di fogli volanti, nella tipica carta delle pianete della fortuna, su cui sono stampate storie in versi, generalmente a soggetto drammatico o passionale, spesso con commento figurato in xilografia. Curata dal poeta dialettale parmigiano Alfredo Zerbini (1895-1955), dipendente della Palatina, la Raccolta può considerarsi un’importante testimonianza della cultura popolare italiana degli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Ad eccezione di alcuni, i fogli risultano stampati a Fiorenzuola d’Arda nella Tipografia Pennaroli tra il 1855 e il 1915.

Cataloghi

Catalogo in rete

OPAC del Sistema Bibliotecario Parmense. Il catalogo elettronico, nato nel novembre 2001 dalla fusione dei preesistenti cataloghi cittadini e realizzato con il software Sebina Indice, comprende oltre un milione di registrazioni bibliografiche di documenti posseduti dalle biblioteche del Comune di Parma, dalle biblioteche di ente locale della Provincia di Parma, dalle biblioteche dell’Università degli Studi di Parma, dalla Biblioteca Palatina e dalle biblioteche di altri istituti statali, ecclesiastici e privati parmensi. Aderiscono al Polo parmense 98 biblioteche.

Nella base dati è confluita la gran parte dei documenti a stampa entrati in Biblioteca Palatina dall’inizio del ‘900 e recuperi di fondi acquisiti precedentemente, il più rilevante dei quali è il Fondo Palatino.

Le cinquecentine italiane della Biblioteca sono censite in Edit16.

Cataloghi manoscritti
Catalogo alfabetico per autori Paciaudi

Il catalogo, la cui redazione copre gli anni che vanno dal 1762 al 1929 circa, consta di circa 200.000 schede mobili, manoscritte, del formato di cm 9,50 x 6. Adottato da P. M. Paciaudi, primo bibliotecario della Biblioteca Palatina, che compilò molte schedine di proprio pugno, è il primo catalogo alfabetico a schede mobili in Italia

Catalogo alfabetico per autori Alvisi

Catalogo dei libri a stampa entrati in biblioteca dalla sua fondazione (1762) sino al 1900. Il catalogo è composto da 42 volumi (formato 53 x 43 cm) di cui 6 di supplementi, contenenti ciascuno circa 120 carte. Fu compilato da Alvisi tra il 1893 e il 1915.

Il catalogo è consultabile on-line.

Catalogo sistematico delle miscellanee erudite

È un catalogo in un unico volume, manoscritto, degli opuscoli raccolti in volume, organizzato in base al formato dei medesimi (in-folio, in-quarto, in-octavo). Il catalogo è consultabile on-line.