Palazzo della Pilotta

Il Palazzo della Pilotta

Il Palazzo della Pilotta è un monumentale complesso costituito da più corpi di fabbrica alla cui costruzione lavorarono in tempi diversi numerosi architetti.  Originariamente concepito come contenitore dei servizi della corte dei Farnese, atto ad integrare il sistema delle residenze ducali, collegando il Palazzo di rappresentanza (attuale Palazzo del Giardino), posto al di là del torrente e il più modesto edificio che ospitava la sede della corte farnesiana, situato sulla sponda opposta in prossimità del centro storico, ora non più esistente, si è ampliato tra Cinquecento e Seicento fino ad assumere le imponenti dimensioni che ancora oggi ne caratterizzano la gigantesca mole, quasi fuori misura rispetto alle ridotte dimensioni della città antica.

Il suo nome deriva dal gioco nobiliare della “pelota”che si praticava nei suoi cortili in particolari occasioni di rappresentanza.

La costruzione della Pilotta

La costruzione ebbe inizio con ogni probabilità prima del 1583, durante gli ultimi anni del ducato di Ottavio Farnese (1547-86), con l’edificazione di una galleria o “Corridore” sopraelevato che collegasse il Palazzo Ducale e la “Rocchetta”, situata sulla riva est del torrente presso il ponte, con il palazzo del Giardino al di là del torrente.

Una soluzione, quella di dislocare le residenze della corte sulle due rive del Parma, che si rifà idealmente al collegamento progettato e poi mai realizzato, tra il grande Palazzo dei Farnese a Roma e gli orti a sud della Farnesina, o al più recente e prestigioso modello della corte medicea a Firenze, con la  successione tra Palazzo Vecchio, Galleria degli Uffizi, corridoio pensile di Ponte Vecchio, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli.

Il cantiere  della Pilotta venne diretto dall’architetto Giovanni Boscoli (circa 1524-1589), originario di Montepulciano, probabilmente sulla base di disegni forniti dall’urbinate Francesco Paciotto (1521-1591), uno dei più noti architetti militari del Cinquecento, che fu al servizio del duca Ottavio a partire dal 1551.
I lavori si interruppero però dopo la morte del duca Ottavio e pare che il nuovo duca Alessandro (dal 1586 al ’92), impegnato nelle campagne di guerra in Fiandra come generale di Filippo II, si disinteressasse del tutto della nuova impresa edilizia.

Il cantiere fu riaperto soltanto con Ranuccio I (duca dal 1592 al 1622) nei primi mesi del 1602, per terminare definitivamente – salvo alcune successive ristrutturazioni marginali – nel 1611, lasciando la fabbrica nel caratteristico stato di incompiutezza nel quale ancor oggi la si vede. Ideatore dei lavori fu il Duca stesso, dilettante d’architettura e amante di costruzioni severe e grandiose che rappresentassero al meglio il fasto e il prestigio della dinastia, ma a tradurre in termini tecnici il suo pensiero fu l’architetto e scultore di origine orvietana Simone Moschino (1553 – 1610).

Il programma funzionale

È in questo momento che si precisa il programma funzionale della Pilotta:  un enorme palazzo di servizi accanto alla residenza ducale, oggi non più esistente, prospettante un tempo sulla strada maestra di San Barnaba (attuale strada Garibaldi).

Nei lunghi corridoi disposti ortogonalmente a delimitare una vera e propria “cittadella”, con il suo sistema di cortili interni racchiusi da alte mura e il parato in rustici mattoni che caratterizzano un progetto complesso e fuori scala rispetto a quello tradizionale urbano ancora contrassegnato da schemi medioevali, dovevano così trovar posto una grande scuderia col relativo fienile, i magazzini, le abitazioni degli stallieri, il maneggio, la stalla dei muli, la rimessa per le carrozze, il guardaroba, la Sala dell’Accademia, nonché una grandiosa sala d’armi poi trasformata in teatro di corte.

La costruzione venne diretta dal capomastro Giandomenico Campanini e gli edifici sorsero rapidamente attorno al nucleo originario del “Corridore”, in modo da formare i tre grandi cortili di San Pietro Martire (oggi detto della Pilotta), del Guazzatoio (originariamente detto “della pelota”) e quello detto della Racchetta.   Il grandioso scalone a forbice, primo esempio in Italia di scalone a tre rampe sul modello della escalera imperial dell’Escorial – coperto da una cupola ottagonale, che conduceva al Teatro Farnese (e che oggi costituisce l’accesso alla Galleria Nazionale e alla Biblioteca Palatina), fu quasi sicuramente ideato da Simone Moschino.

Il progetto della facciata verso Piazza Ghiaia

Restano anche tre studi per la facciata principale, che doveva essere rivolta a sud, verso il mercato della Ghiaia, di cui due sono stati attribuiti al Moschino ed uno a Pietro Francesco Battistelli, scenografo e pittore di corte.

Alla morte di Ranuccio, il cardinale Odoardo Farnese (1537-1626), reggente in nome del nipote che portava il suo stesso nome, inviò da Roma l’architetto Gerolamo Rainaldi (1570-1655) affinché coadiuvasse il Battistelli per i lavori alla facciata: il Rainaldi dovette consegnare un progetto per la facciata prospiciente la Ghiaia, ma dopo un promettente avvio i lavori non progredirono e alla fine il progetto subì una definitiva battuta d’arresto, infrangendo per sempre il sogno ducale di Ranuccio.
L’estesa facciata prospiciente la Ghiaia non venne infatti mai completata né tantomeno i successori di Ranuccio riuscirono ad allontanare i domenicani e ad abbattere il loro complesso conventuale con la chiesa di San Pietro Martire, che si incuneava come una disturbante escrescenza all’interno del Cortile della Pilotta, e che fu completamente abbattuta a seguito delle soppressioni napoleoniche nel 1813.

Dalla corte alla città: le trasformazioni della Pilotta dagli ultimi Farnese ad oggi

Abbandonato così il progetto di una monumentale fronte verso la Ghiaia, la Pilotta resterà soprattutto un immenso “contenitore” dei servizi accessori alla residenza ducale, un aggregato di imponenti corpi di fabbrica sommati l’uno all’altro secondo progetti mutevoli, a volte contraddittori, e quasi sempre incompiuti.

L’unica costante che si può riconoscere nel corso della sua secolare e tormentata vicenda edilizia sembra la scelta di distinguere nel complesso monumentale due zone distinte: la parte meridionale dell’edificio – prossima alla residenza ducale – si qualificò fin da subito come l’ala “culturale” – accogliendo via via teatri, gallerie, musei e biblioteche, mentre nella parte settentrionale furono relegate le scuderie, le caserme, i fienili, le rimesse e i laboratori, con i loro odori e rumori molesti.

Furono soprattutto gli interni ad interessare gli ultimi Farnese, che nella Pilotta accentrarono le straordinarie raccolte artistiche di famiglia: intorno al  1649 arrivarono infatti a Parma la famosa biblioteca e la prestigiosa raccolta di monete antiche; nel 1662 la celeberrima quadreria e i disegni; nel 1673 una parte della statuaria antica in marmo e in bronzo.

Se in un primo tempo i dipinti vennero ospitati nel rinnovato Palazzo del Giardino, è testimoniata la volontà di Ranuccio II (duca dal 1646 al ’94) di ristrutturare la lunga Galleria del “Corridore” per trasformarla in un moderno spazio dove esporre i gioielli più preziosi della raccolta di famiglia; e tale intento venne perseguito con convinzione dal figlio Francesco (duca dal 1694 al 1727).

Così, durante l’ultimo periodo farnesiano, lo scalone imperiale saliva al vestibolo da cui si accedeva sulla sinistra alla Biblioteca, in centro ai teatri dell’Aleotti e del Lolli, mentre a destra si aprivano le porte della Galleria dei quadri e della Camera dei Globi (il gabinetto scientifico).

Estintasi la dinastia e trasferito a Napoli nel 1734 tutto il patrimonio farnesiano, la Pilotta rimase priva delle sue ricchezze artistiche e soltanto con l’assestamento della corte borbonica a Parma si riaprirono nel gigantesco palazzo i fervidi cantieri di un tempo. Fu così che – nel corso della seconda metà del Settecento – con la costituzione da parte del nuovo duca don Filippo di Borbone (duca dal 1749 al ’65) della Ducale Accademia di Pittura, Scultura e Architettura, avviata nel 1757, e la fondazione della Biblioteca Palatina (1769) da parte di don Ferdinando (duca dal 1765 al 1802), il Palazzo della Pilotta riguadagnò ben presto la sua funzione di cuore della attività culturali della corte e della città, un ruolo che manterrà sostanzialmente sino ad oggi. Rispetto all’ultimo periodo farnesiano le collocazioni della Biblioteca e della Quadreria vennero invertite: così l’antica sala della biblioteca ospitava ora la neonata quadreria mentre la nuova libreria trovò posto nell’ala dell’antico “Corridore”.

In periodo di Restaurazione, durante il felice ducato di Maria Luigia d’Austria (1816-47), tutte le istituzioni culturali presenti in Pilotta subirono notevoli trasformazioni: vennero restaurati i tetti del Teatro Farnese (1819), costruita la Sala De Rossi annessa alla Biblioteca (1820), ampliate la Galleria dell’Accademia (1821-25), l’Archivio di Stato e la Biblioteca Palatina, per la quale si costruì un nuovo corpo di fabbrica (1832-35).

Gli interventi riguardarono soprattutto gli interni mentre negli esterni l’edificio continuò a mantenere quell’aspetto eterogeneo e scabro che aveva caratterizzato l’edificio fin dalla sua origine.

Con l’intento di dare un maggior decoro alla residenza ducale Maria Luigia affidò all’architetto di corte Nicola Bettoli la sistemazione degli ambienti interni e delle sale di rappresentanza della corte; il rifacimento della facciata del Palazzo fu realizzato, tra 1833 e 1834, assumendo un elegante carattere neoclassico.

La distruzione dell’edificio, avvenuta a seguito del disastroso bombardamento che ha colpito la Pilotta nel 1944, ha contribuito ancor più a cristallizzare l’attuale l’immagine della Pilotta come un’imponente “rovina” situata proprio nel cuore della città.

Dagli anni settanta ebbe inizio una profonda ristrutturazione degli ambienti interni al complesso monumentale in uso alla Soprintendenza Patrimonio  storico-artistico che comprendeva  le ali sud, nord e ovest e il Teatro Farnese. che furono portati avanti a stralci, fino al loro completamento avvenuto nel 1991 con la riapertura complessiva del lungo itinerario della Galleria Nazionale. Questo ha permesso oltre al restauro, al rifacimento impiantistico, ad un totale ripensamento del percorso museografico, un riordino delle collezioni, un ampliamento dei servizi e la riedizione del Catalogo generale a stampa delle opere dopo quelli del 1896 e del 1939. I lavori sono poi proseguiti con il restauro degli spazi, oggi adibiti ad Uffici, Biblioteca, Sale di consultazione della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico, completati nel 2001. Le ultime tappe avrebbero riguardato le collezioni dell’800, i cui locali sono già stati destinati ma non ancora intrapresi i lavori e la grande Corte del Guazzatoio, completata nel 2007: area di grande respiro che caratterizza l’intero complesso e che potrà avere la più ampia utilizzazione in consonanza con le Istituzioni che occupano il Palazzo.