Preistoria 2018-05-08T18:32:58+00:00

Preistoria

Luigi Pigorini, divenuto direttore del Museo nel 1867, si occupò di allestire una sezione preistorica (una delle prime in Italia), organizzandola secondo l’esempio delle più avanzate istituzioni europee, ovvero mettendo a confronto le testimonianze della preistoria locale con quelle di altri paesi e con testimonianze etnografiche.

Apre questa sezione la raccolta degli strumenti del Paleolitico, dovuta ad un altro padre degli studi preistorici italiani, Pellegrino Strobel: i materiali scelti illustrano i principali tipi di utensili (punte, lame, raschiatoi), tecniche di lavorazione e tipi di pietra impiegati dalle comunità umane del Paleolitico.

Al Neolitico risalgono le prime comunità di agricoltori stanziatosi nella provincia di Parma: scavi moderni hanno portato in luce villaggi e necropoli che hanno restituito i molti materiali esposti, come le asce in pietra levigata. Particolarmente abbondanti sono le testimonianze della c.d. cultura dei “Vasi a Bocca Quadrata” (prima metà del V millennio a.C.) rinvenute in diversi siti: tra questi, notevole è l’insediamento di Gaione – Case Catena, che ha restituito molto materiali non locali quali l’ossidiana da Lipari o dalla Sardegna, il cristallo di rocca, la steatite e la selce alpina. Alla medesima cultura appartiene la necropoli di Vicofertile, da cui proviene l’eccezionale statuetta di divinità femminile – rinvenuta deposta all’interno della sepoltura di una donna matura.

Si prosegue poi con l’ampio spazio dedicato all’età del Bronzo. L’epoca del Bronzo antico è testimoniata da pochi ma significativi contesti, in particolare dai rinvenimenti di oggetti in legno in eccezionale stato di conservazione da Castione Marchesi. Durante la media età del bronzo (XVI-XII sec. a.C.) il territorio di Parma era fittamente costellato di villaggi “palafitticoli” difesi da fossati e terrapieni, indagati archeologicamente già dalla seconda metà del 1800. Tra queste si segnalano le terramare di Parma, Quingento, Castione, Vicofertile. I numerosi reperti esposti testimoniano le principali attività che vi si svolgevano, quali la filatura e la tessitura, la lavorazione del metallo e dell’osso e del corno, e naturalmente l’agricoltura.

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