Capitello binato con Storie della vita della Vergine

  • Titolo: Capitello binato con Storie della vita della Vergine
  • Autore: Anonimo
  • Data: XII-XIII secolo
  • Tecnica: Altorilievo
  • Dimensioni: h 23, base sup. 40 x 24,5, base inf. 28 (diam. di ciascuna base 11)
  • Provenienza: Parma, Cattedrale; già Parma, Museo Archeologico
  • Inventario: GN1829
  • Genere: Scultura
  • Museo: Galleria Nazionale
  • Sezione espositiva: Dal Medioevo a Leonardo, Ala Ovest

Il capitello si presenta in buono stato di conservazione, nonostante alcune abrasioni nella cornice e nei volti e la caduta delle braccia di una figura. La parte superiore è delimitata da una cornice di palmette rifinite a trapano fra le quali si inseriscono foglioline trilobate rovesciate. Le figure scolpite sul vaso sono state identificate come personaggi appartenenti a episodi della vita della Vergine. L’angelo in corrispondenza dello spigolo e la figura femminile in trono nell’angolo opposto sono identificabili con l’Annunciante e l’Annunciata; ancora in posizione angolare l’uomo seduto su un basso sgabello con il bastone e la testa appoggiata alla mano destra rappresenta l’episodio del Sogno di Giuseppe; infine, le due figure femminili abbracciate con il capo velato si riferiscono alla Visitazione. Negli spazi lasciati liberi su due lati vi sono altri due personaggi di più difficile interpretazione. Il primo è una figura femminile dalle lunghe trecce che porta un vaso coperto: probabilmente si tratta della Maddalena che reca il vaso degli unguenti. Sul lato lungo opposto una figura maschile imberbe con il capo coperto da un velo desinente in pieghe a omega tiene i lembi di un tendaggio appeso alle sue spalle ed è forse da identificare con Zaccaria nel Tempio mentre riceve l’annuncio della prossima paternità.Il primo episodio è quello del Giudizio di Salomone: il re, seduto in trono ha davanti a sé le due presunte madri, di cui una tiene fra le braccia il neonato fasciato e l’altra lo trattiene per un piede, entrambe hanno lunghe vesti aderenti nel busto e fittamente pieghettate nella gonna, ma mentre una porta i capelli raccolti l’altra ha il capo coperto da un turbante.

 

Il capitello è pubblicato per la prima volta dalla Fornari Schianchi (1989), che fornisce una breve identificazione dei soggetti e propone per uno dei personaggi l’alternativa fra la Maddalena e Salomè; lo associa ad altri due capitelli binati (vedi schede nn. 6, 7) per il motivo della cornice e per le dimensioni e li assegna tutti all’area padana fra il XII e il XIII secolo. La Zanichelli (1990b), pur concordando nella sostanza con l’identificazione dei soggetti, rifiuta l’abbinamento dei tre capitelli, in quanto la cornice è solo apparentemente simile, ma in realtà lavorata in modo completamente diverso con il risultato, in questo, di dare un effetto di convessità delle foglie, negli altri, di geometria della cornice. Trova poi confronti immediati nel Maestro di Santa Margherita per il modo di costruire i corpi e di disegnare gli occhi e i capelli e attribuisce all’autore delle Storie della vita della Vergine altri due capitelli ora al Cincinnati Art Museum.

Nonostante la sostanziale identità delle misure e la presenza dello stesso motivo vegetale nella cornice, questo capitello non può essere associato né a quello con sfingi né a quello fogliato; infatti sia il materiale (in questo caso calcare, negli altri due marmo) sia la lavorazione della cornice sono diversi, anche se tutti e tre potrebbero essere stati eseguiti per lo stesso complesso (forse un chiostro), ma in due fasi successive di intervento, come porterebbero a pensare l’identità delle misure e la voluta ripresa, in questo, della stessa cornice degli altri due. Per quanto riguarda l’autore delle Storie della Vergine, ci sembra di poter confermare i confronti già proposti con il Maestro di Santa Margherita, non solo per il disegno degli occhi, per il tratteggio delle trecce della Maddalena e per il modo di rendere le pieghe delle vesti, ampiamente documentati sia nella lastra di Fornovo che in quelle di Bardone, ma anche per la rigidità e il parallelismo delle pieghe, quasi a dare l’impressione di scanalature, dei busti della Vergine e dell’Angelo, esattamente come nel personaggio con berretto a punta nella lastra con le Storie di santa Margherita. A questo si aggiunge un curioso particolare iconografico che conferma la vicinanza del nostro scultore con il maestro antelamico attivo a Fornovo; in entrambi i casi, infatti, e diversamente da altri esempi coevi in area parmense, i personaggi maschili barbuti sono però sempre privi dei baffi. Per quanto riguarda la cronologia, coerentemente con i confronti sopra riportati, si dovrà datare il capitello con Storie della vita della Vergine tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo.

 

Scheda di Maria Pia Branchi tratta da Fornari Schianchi L. (a cura di), Galleria Nazionale di Parma. Catalogo delle opere dall’Antico al Cinquecento, Franco Maria Ricci, Milano, 1997.

 

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