Palazzo della Pilotta

La costruzione del Palazzo della Pilotta iniziò intorno al 1583 per volere del duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese, su progetto dell’architetto militare Francesco Paciotto di Urbino, con l’intento di collegare tramite un “corridore” sopraelevato le residenze ducali poste sui due lati del torrente Parma che divide la città.
L’edificio si ampliò nel corso dei secoli trasformandosi in una vera e propria “cittadella”, con un sistema di piazze e cortili interni delimitati da una struttura alta e severa rivestita in mattoni rustici, fino ad assumere le dimensioni monumentali che la caratterizzano ancora oggi.
ll complesso deriva il suo nome dal gioco nobiliare della “pelota” che, in particolari occasioni di rappresentanza, si praticava nei suoi cortili.

Già sede, nella seconda metà del Seicento, della prestigiosa raccolta libraria e di una parte della celebre quadreria ducale della famiglia Farnese, estintasi la dinastia e trasferito a Napoli da Carlo di Borbone nel 1734 tutto il patrimonio farnesiano, la Pilotta rimase priva delle sue ricchezze artistiche.

Fu l’arrivo a Parma nel 1749 del duca Filippo di Borbone, figlio del Re di Spagna e della moglie Louise Elizabeth, figlia prediletta di Luigi XV re di Francia, a trasformare il Palazzo della Pilotta in un centro culturale,  simbolo della politica illuministica e del gusto francesizzante della corte.  L’edificio divenne  sede delle principali istituzioni cittadine: l’Accademia di Belle Arti con la sua collezione artistica (1757), da cui poi avrà origine l’attuale Galleria Nazionale, la Biblioteca Palatina (1769) e il Museo Archeologico istituito nel 1760 per ospitare il prezioso materiale proveniente dagli scavi della città romana di Veleia, ancora oggi in esso ospitate.

In periodo di Restaurazione, durante il ducato di Maria Luigia d’Austria (1816-47), tutte le istituzioni culturali presenti in Pilotta subirono notevoli trasformazioni,  anche se gli interventi riguardarono soprattutto gli ambienti interni, mentre all’esterno l’edificio continuò a mantenere quell’aspetto eterogeneo e scabro che lo aveva caratterizzato fin dalla sua origine. Con l’intento di dare un maggior decoro alla residenza ducale Maria Luigia affidò all’architetto di corte Nicola Bettoli la sistemazione  delle sale di rappresentanza della corte e il rifacimento, tra 1833 e 1834, della facciata del Palazzo, che venne così ad assumere un elegante carattere neoclassico.

La ricostruzione del complesso monumentale, avvenuta a seguito del disastroso bombardamento che ha colpito la Pilotta nel 1944, ha contribuito ancor più a cristallizzare l’attuale l’immagine del palazzo come un’imponente “rovina” situata proprio nel cuore della città.

Dagli anni settanta in poi sono stati effettuati numerosi interventi di ristrutturazione degli ambienti interni, realizzati per fasi successive nell’arco di più di un trentennio, che hanno interessato varie ali dell’edificio. Tra gli interventi più significativi vi è la riapertura nel 1991 del lungo itinerario della Galleria Nazionale, con un riordino delle collezioni e un totale ripensamento del percorso museografico e la grande Corte del Guazzatoio, con la vasca per l’abbeveraggio dei cavalli, un’ area di grande respiro che caratterizza l’intero complesso e che potrà avere la più ampia utilizzazione in consonanza con le Istituzioni che occupano il Palazzo.

All’interno del palazzo, oltre agli istituti culturali del Complesso Monumentale Pilotta e al Museo Bodoniano, hanno sede l’Accademia Nazionale di Belle Arti, il Liceo Artistico Paolo Toschi e il Dipartimento di Beni Culturali e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Parma, confermando ancora oggi la funzione di centro culturale dell’edificio

Amici della Pilotta

Amici della Pilotta è una associazione culturale nata per volontà di un gruppo di appassionati d’arte con lo scopo e la missione di sostenere e promuovere i siti espositivi dipendenti dalla Soprintendenza per i Beni Artistici di Parma e Piacenza.

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